Bitcoin resiste anche quando Internet crolla
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Bitcoin resiste anche quando Internet crolla

Uno studio del Cambridge Centre for Alternative Finance, pubblicato a febbraio 2026 su arXiv (2602.14372, versione revisionata 12 marzo) e firmato da Wenbin Wu e Alexander Neumueller, dimostra con dati concreti di 11 anni (2014-2025) e 68 eventi storici di guasti ai cavi sottomarini che Bitcoin è straordinariamente robusto di fronte a scenari che metterebbero in ginocchio il normale funzionamento di Internet.

Il paper, intitolato Bitcoin Under Stress: Measuring Infrastructure Resilience 2014–2025, applica modelli avanzati di percolazione multiplex (estensione del framework Buldyrev) per simulare cosa succede se i cavi intercontinentali vengono tagliati. Il risultato è clamoroso:

  • Per disconnettere più del 10% dei nodi Bitcoin in modo casuale (random failures) servirebbe il fallimento simultaneo del 72-92% di tutti i cavi intercontinentali del pianeta. Una soglia praticamente impossibile in caso di guasti naturali, terremoti o incidenti: basterebbe pensare che l’87% dei 68 eventi storici analizzati ha impattato meno del 5% dei nodi, con il peggior caso (marzo 2024, costa d’Avorio) che ha toccato solo lo 0,03%.

In pratica, se domani si verificasse un black-out globale dei cavi sottomarini – scenario che paralizzerebbe gran parte del traffico internet tradizionale, servizi cloud, banche online, streaming, e-commerce e comunicazioni intercontinentali – la rete Bitcoin continuerebbe a funzionare quasi indisturbata.

I nodi resterebbero connessi grazie alla sua architettura peer-to-peer decentralizzata, multi-homed e ridondante, che evita le catastrofiche cascate di fallimenti tipiche delle reti interdipendenti tradizionali.

Ma c’è di più.

Lo studio sottolinea che Bitcoin risulta tra tutti i servizi internet il più resiliente proprio perché, a differenza di qualsiasi altra infrastruttura digitale centralizzata o semi-centralizzata, sopravvive a livelli di stress fisico che metterebbero in crisi l’intero ecosistema web globale.

Come scrivono gli autori: “le falle fisiche raramente si propagano in frammentazione della rete”, al contrario di quanto accade in sistemi più accoppiati.

Tor e Blockstream Satellite: la resilienza va oltre il modello

Il 64% dei nodi Bitcoin oggi usa Tor, rendendo la loro posizione fisica invisibile. Lontano dall’essere un punto debole, Tor rafforza la rete: il modello a 4 layer sviluppato dagli autori mostra un aumento della soglia critica (Δp_c da +0,02 a +0,10).

I relay Tor sono concentrati in Paesi europei ben collegati (Germania, Francia, Olanda), creando una barriera aggiuntiva contro i guasti.

Ancora più potente è il riconoscimento esplicito degli autori verso i meccanismi di protocollo che il modello non include ma che rendono le stime ancora più prudenti (conservative):

«Bitcoin beneficia anche di meccanismi a livello di protocollo: reti di relay dei blocchi (FIBRE, Falcon), compact block relay (BIP 152) e Blockstream Satellite, che aggirano completamente il routing generale o l’infrastruttura terrestre. Questi meccanismi aggiungono strati di resilienza che il nostro modello non cattura, rendendo le nostre stime di p_c conservative.»

In altre parole, i satelliti Blockstream trasmettono i blocchi direttamente dallo spazio, bypassando del tutto i cavi e la rete terrestre. In uno scenario di crisi internet globale, Bitcoin non solo resisterebbe: continuerebbe a propagare blocchi e transazioni dal cielo.

Il vero rischio non sono i cavi (ma gli attacchi mirati)

Lo studio è chiarissimo: i guasti casuali sono irrilevanti.

Il pericolo reale sono gli attacchi mirati, che abbassano la soglia al 5-20% (colpire pochi cavi strategici ad alta betweenness o i top-5 provider di hosting: Hetzner, OVH, Comcast, Amazon, Google Cloud).

Qui sì che si potrebbe creare un chokepoint significativo.

Ma anche in questo caso Tor fornisce un “pavimento” di sicurezza: rimuovendo completamente il clearnet, la maggioranza dei nodi resterebbe operativa.

Conclusioni: Bitcoin è l’infrastruttura più solida del pianeta

Per la prima volta un’analisi longitudinale, validata empiricamente su oltre 650 cavi e 68 eventi reali, dimostra che Bitcoin non è solo “decentralizzato sulla carta”: è oggettivamente il servizio internet più resiliente al mondo.

Mentre un collasso simultaneo dei cavi sottomarini metterebbe in crisi il normale funzionamento globale di Internet, Bitcoin emergerebbe praticamente illeso, grazie alla sua architettura P2P, all’adozione di Tor e ai layer spaziali come Blockstream Satellite.

In un’epoca di crescenti rischi geopolitici, cyber-attacchi e fragilità infrastrutturali, questo studio non è solo un paper accademico: è la prova scientifica che Bitcoin è progettato per sopravvivere esattamente ai momenti in cui tutto il resto si ferma. La rete che non si spegne mai ha appena ricevuto la certificazione più autorevole possibile.