Il 27 febbraio 2026 il World Economic Forum ha pubblicato un articolo dal titolo “This is the future of money, according to 4 experts”, firmato da Madeleine North. In esso quattro autorevoli voci del mondo finanziario
- Jeremy Allaire (CEO di Circle),
- Denelle Dixon (CEO di Stellar),
- Ray Dalio (fondatore di Bridgewater)
- e Bill Winters (CEO di Standard Chartered)
descrivono un sistema monetario completamente trasformato: tutto digitale, istantaneo, tokenizzato e sempre più svincolato dai tradizionali intermediari.
Per la prima volta il WEF dà spazio esplicito a una visione in cui Bitcoin non viene solo tollerato, ma citato come possibile “store of value” difficile da confiscare in un mondo di tensioni geopolitiche e debito pubblico crescente. Ray Dalio lo mette nero su bianco: «Digital currencies like bitcoin are also harder for governments to “grab”». È un dettaglio che, nel contesto storico del Forum, non passa inosservato.
La posizione storica del WEF su Bitcoin: prudenza, regolamentazione e focus sulle CBDC
Fino a pochi anni fa il World Economic Forum ha mostrato un atteggiamento ambivalente verso Bitcoin e le criptovalute decentralizzate:
- 2017-2018: forte entusiasmo per la tecnologia blockchain (non per Bitcoin in sé). Il report “Realizing the Potential of Blockchain” parla di «apertura, decentralizzazione e inclusione globale». Klaus Schwab nel 2018 scrive che «Blockchains are at the heart of the Fourth Industrial Revolution».
- 2020: lancio del Global Consortium for Digital Currency Governance, con Schwab in prima linea. L’obiettivo era governare le valute digitali, ma con enfasi su standard regolati e non su asset speculativi.
- 2021-2023: tono più cauto. Nei dialoghi con Christine Lagarde (all’epoca già presidente BCE) si sottolineavano i rischi per la stabilità finanziaria. Post-FTX (2022) gli articoli WEF insistevano su «regolamentazione urgente» e sul pericolo che le cripto restassero “non regolamentate”. Molti osservatori critici (soprattutto nella comunità Bitcoin) accusavano il Forum di voler spingere le CBDC (valute digitali di banca centrale) come alternativa centralizzata e controllabile, in linea con l’agenda del “Great Reset”.
In sintesi: il WEF ha sempre amato la tecnologia (blockchain, tokenizzazione), ma ha guardato con sospetto l’aspetto decentralizzato e non controllabile di Bitcoin, visto come volatile, energivoro e potenzialmente destabilizzante.
Il 2026: l’anno dell’“inflection point”?
L’articolo del 27 febbraio arriva dopo una serie di segnali che indicano un cambiamento di narrazione:
- A Davos 2025 e 2026 sessioni dedicate al “crypto era about to begin” e alla tokenizzazione come “re-plumbing” del sistema finanziario.
- Articoli WEF di gennaio 2026 parlano apertamente di «digital economy at an inflection point» e di stablecoin come “ponte” (non più minaccia) tra finanza tradizionale e nuova.
- La stessa Chief Economists’ Outlook 2026 prevede una possibile discesa dei valori crypto nel breve termine (62% degli economisti), ma riconosce comunque «value attached to having a non-fiat currency».
E poi c’è la variabile Klaus Schwab: la sua uscita a sorpresa nell’aprile 2025 ha creato incertezza proprio sul futuro approccio del Forum alle valute digitali. Alcuni analisti crypto hanno interpretato la mossa come possibile apertura a posizioni meno rigide.
Questo articolo segna davvero un cambio di passo?
Sì, ma con sfumature importanti.
Cosa è cambiato:
- Per la prima volta il WEF mette in prima fila esperti “nativi” crypto (Allaire e Dixon) e un gigante come Dalio che difende esplicitamente Bitcoin come asset rifugio.
- Si parla di “internet financial system”, ownership reale senza intermediari e trasferimenti istantanei 24/7 – linguaggio che fino a poco tempo fa era tipico solo delle conferenze di Miami o Singapore.
- Stablecoin (USDC, Stellar) e tokenizzazione vengono presentate come soluzione concreta per inclusione finanziaria e efficienza, non come esperimento rischioso.
Cosa non è cambiato:
Il WEF continua a privilegiare stablecoin regolamentate e CBDC rispetto al Bitcoin “puro”. L’enfasi resta su tracciabilità, governance e integrazione con il sistema bancario. Non c’è nessuna esaltazione della decentralizzazione anarchica: il messaggio è “digitale sì, ma con regole e infrastrutture condivise”.
Conclusione: un segnale storico, non ancora una rivoluzione
L’articolo del World Economic Forum del febbraio 2026 non è una conversione improvvisa al Bitcoin maximalism. È però un segnale forte che l’istituzione più influente del multilateralismo economico sta normalizzando le criptovalute come parte integrante del futuro del denaro – soprattutto in un mondo multipolare, indebitato e frammentato. Se fino al 2023 Bitcoin era spesso il “cattivo” da regolare, oggi viene inserito nel dibattito come possibile strumento di resilienza. In un Forum che per decenni ha spinto per maggiore controllo centrale, dare voce a Dalio che dice «Bitcoin è più difficile da confiscare» è un cambio di passo sottile ma significativo. Il prossimo passo lo diranno le regolamentazioni globali del 2026-2027. Ma una cosa è chiara: il World Economic Forum, storicamente prudente, ha iniziato a trattare Bitcoin non più come nemico da contenere, ma come attore (seppure controllato) del nuovo ordine monetario.
Fonte principale: This is the future of money, according to 4 experts – World Economic Forum, 27 febbraio 2026. https://www.weforum.org/stories/2026/02/this-is-the-future-of-money-according-to-4-experts/
Il dibattito è aperto. E stavolta il WEF non è più solo spettatore.